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Fay Archive un’avventura per testare le giacche con gli iconici 4 ganci

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Fay Archive e la sua troupe vola in Alaska per uno shooting con alcuni personaggi con i quali “collaudare” i capi: un’ esperienza lavorativa e allo stesso tempo, un arricchimento di vita.

I protagonisti sono Michele Lupi, responsabile dei progetti speciali del Gruppo Tod’s, e il fotografo James Mollison, inglese nato in Kenya e basato a Venezia, noto per l’originalità con cui interpreta temi sociali.
I materiali dei capi Fay Archive della collezione Autunno/Inverno 2022/23 sono naturali e tarati per resistere a pioggia, freddo, vento e soprattutto all’usura del tempo. I dettagli distintivi come il bordo manica in cuoio, il colletto in velluto a coste larghe, ma soprattutto la praticità dei 4 ganci li contraddistingue da sempre rendendoli unici e inimitabili.

Dopo avere esplorato le rive del Don in Russia, l’isola di Gotland in Svezia e quella di Lanzarote in Spagna, dopo Scozia, Islanda e Cile Fay Archive approda in Alaska dove le zone sono selvagge, i trasporti difficili, le notti durano mesi.

Lupi e Mollison si muovono leggeri, portandosi solo l’attrezzatura necessaria e i capi Fay Archive che i “personaggi” testers indosseranno.

 L’Alaska è il più epico degli Stati Uniti, ed anche il più avventuroso da visitare nel Nord America. I nostri personaggi testers-ilprofilo sotto, ndr- rappresentano perfettamente lo spirito e la peculiarità di quel luogo: “gente che lavora duro, in sintonia con la natura e l’ambiente”, racconta Mollison.


Proprio lì, i testers Alexandra, Eben, Erin e Michael hanno sperimentato il taglio “over” delle giacche, realizzato sin dalle origini per garantire la massima libertà di movimento ai pompieri americani per i quali erano nate in passato.

«Ciò che traspare dalle immagini e dai racconti è l’approccio autentico che abbiamo con ciascuno dei tester. Non chiediamo semplicemente di realizzare foto e video mentre loro lavorano, ma ci conosciamo, entriamo in intimità ascoltando le loro storie o visitando le loro case mentre mettono alla prova i capi di Fay Archive

sostiene Lupi soddisfatto. “Li seguiamo nelle loro giornate, senza alterarne l’immagine, infatti tutti abbinano il capo prescelto con i propri abiti in modo spontaneo», conclude.

Erin è un geologo, Michael un allevatore di buoi muschiati, Eben una guardia per gli orsi polari, Alexandra una comandante di nave.

Qui sotto, un profilo di ognuno.

ALEXANDRA, boat captain

Comanda una nave da lavoro nell’area del Prince William Sound, uno stretto specchio di mare circondato dalle impervie montagne affacciate sul Golfo dell’Alaska e lambito dalle acque dell’Oceano Pacifico. Ama gli sport outdoor, specie lo sci d’alta montagna. (Testata la giacca 4 Ganci in lana tartan da Alexandra, il gilet in piuma dalla sua collega)

EBEN, polar bear guard

Il suo compito è di monitorate le attività e gli spostamenti degli orsi polari che vivono a ridosso dei villaggi per evitare che si avvicinino troppo, causando danni e mettendo in pericolo la popolazione. È un nativo Iñupiat e vive a Barrow. (Testata la giacca 4 Ganci Navajo)

ERIN, driller

È un geologo che fa trivellazioni e preleva campioni di terra in profondità. Vive a Fairbanks e nel tempo libero è uno snow-boarder stuntman, con una certa notorietà nel mondo degli X Games. (Testata la giacca 4 Ganci in canvas)

MICHAEL, musk ox farmer

La sua grande fattoria si trova a Palmer, nelle grandi pianure dell’Alaska, dove alleva buoi muschiati. È innamorato della natura e della vita all’aria aperta. (Testata la giacca 4 Ganci in lana tartan)

Storia di Fay Archive: L’idea di avventurarsi alla scoperta di zone selvagge nasce dal desiderio di rendere omaggio alle origini di Fay, per recuperare lo spirito di quando i fratelli Diego e Andrea Della Valle, durante un soggiorno negli Stati Uniti, rilevarono il marchio. Era la metà degli anni ‘80, l’azienda di stanza nel Massachussets era specializzata in capi di abbigliamento tecnico per i pompieri americani e la tecnicità di capi progettati per una specifica funzione lavorativa si sarebbe da lì a poco trasformata per un cliente più urbano, ma sempre amante dell’avventura.

«Per chi come loro risiede e lavora così lontano dai luoghi in cui viviamo, ad affascinare è la credibilità del marchio: la sua storia di workwear nato in origine per un corpo rispettato che è quello dei firefighters americani. Dopo la naturale timidezza iniziale davanti alla camera, è emozionante vedere l’orgoglio con cui parlano del proprio lavoro, del paese in cui vivono e delle loro tradizioni. È in quei momenti di racconto e di ascolto che poi si costruiscono rapporti veri», aggiunge Lupi.

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