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Innovazione abitativa, longevità, arte e tokenizzazione: Senini protagonista a Milano nello Showroom Paola Lenti

Lo scorso 26 febbraio, Senini — realtà industriale italiana fondata nel 1960 a Montichiari (Brescia) e oggi punto di riferimento internazionale nell’edilizia sostenibile e nei materiali bio-compatibili — ha portato a Milano la propria visione del comfort abitativo del futuro, organizzando un esclusivo evento culturale presso lo Showroom Paola Lenti Milano.

Un appuntamento dedicato ai nuovi paradigmi dell’abitare, dove bioedilizia, longevity, biohacking, arte e tokenizzazione si sono incontrati in un’unica visione: costruire spazi capaci di migliorare concretamente la salute dell’uomo e dell’ambiente.

La scelta della prestigiosa location milanese, primo flagship store di proprietà del marchio Paola Lenti, ha rappresentato il naturale punto d’incontro tra design d’eccellenza e innovazione materica, confermando il ruolo di Senini come promotore di una nuova cultura dell’abitare rigenerativo.
La scelta di fare un evento in questa location non è stata casuale: in occasione della Milano Design Week 2024, ha realizzato il volume espositivo di una vera e propria abitazione rigenerativa , utilizzando una combinazione di acciaio sagomato a freddo e Tecnocanapa, un materiale derivato dall’unione di calce e canapa prodotta proprio dall’azienda Senini.

L’imprenditore Massimo Senini presenta l’azienda e i suoi prodotti

Scelta che consente di garantire una serie di vantaggi, sia in termini di sostenibilità ambientale che di qualità abitativa, progetto dunque, che si inserisce perfettamente nella visione sostenibile del marchio Paola Lenti, proiettato verso la qualità e la cura dell’ambiente. Ed anche durante il Fuorisalone 2025, LITHORA, la linea di pavimenti e rivestimenti da interno realizzata con NOAI, un bio composito a base di terra cruda, ossidi minerali, quarzi pregiati e fibre di canapa, caldo al tatto come il legno, ma forte come la pietra, e’ stata presentata in questo spazio con un eccezionale allestimento.

Nel corso della suddetta giornata, divisa in due panel distinti, un parterre selezionato di architetti, imprenditori, designer, giornalisti ed istituzioni, ha pertanto avuto modo di apprendere, nel corso di un simposio, moderato dalla giornalista Chiara Osnago Gadda e aperto dall’imprenditore Massimo Senini, quelle che sono le prerogative della bioedilizia, una tendenza in forte crescita, che contribuisce non solo a preservare l’ambiente, ma anche ad assicurare una migliore qualità di vita per tutti.

“Lavorare per il bene dell’uomo e dell’ambiente”, ha affermato Senini”, è da sempre la nostra mission aziendale, come si può leggere anche sui nostri silos, e per questo ci impegniamo ad offrire prodotti dalle enormi potenzialità, con un passato importante e credibile, ma riscoperti, innovati e destinati a diventare i protagonisti assoluti delle nuove costruzioni. Tra essi in pole position ci sono “Noai”, una linea di superfici naturali e biocompositi realizzati con terra cruda, ossidi minerali, quarzi e fibre di canapa, che rappresentano soluzioni per pavimenti e rivestimenti che nascono da un approccio bio – compatibile e sostenibile; e “Biomattone”, un mattone isolante sviluppato da Tecnocanapa (la divisione di bioedilizia di Senini), capace di regolare l’umidità dell’aria e fissare la CO2.

L’ecosostenibile del resto, è sano, bello e a misura d’uomo e pertanto, in linea con questo “credo” radicato nel nostro DNA, abbiamo un impianto fotovoltaico nuovissimo, da un mega e mezzo, che copre i nostri 15.000 metri quadri di capannoni. Siamo inoltre un’azienda che oggi può vendere i crediti di carbonio, in quanto più produciamo, più CO2 togliamo dall’atmosfera.

Nondimeno, abbiamo sempre avuto una particolare sensibilità per i temi ambientali e siamo stati i primi, nel settore, ad ottenere oltre vent’anni fa, la certificazione ambientale ISO 14001. Non a caso, i prodotti da esterno della linea Ecotop sono stati scelti da Expo Milano 2015 per la loro capacità di pulire l’aria, grazie al principio attivo della fotocatalisi. Inoltre, con la sopracitata linea Tecnocanapa, dal 2015 operiamo nel settore della bioedilizia, dei materiali da costruzione naturali e delle tecnologie per l’efficienza energetica, puntando alla riduzione dei consumi di edifici nuovi o già esistenti, e al miglioramento del comfort abitativo degli occupanti”.

Dunque, un’azienda che rappresenta un partner imprescindibile per costruire le case del futuro, che saranno sempre più concepite con materiali green e che è sempre più protagonista di primo livello nel panorama mondiale delle costruzioni.

Presente a tutte le fiere nazionali ed internazionali più importanti, dopo aver anche partecipato con successo in Senegal, ad inizio febbraio, alla fiera Sencon, il Salone Internazionale dell’Architettura e delle Costruzioni, organizzata a Daka, il prossimo 14 aprile sarà a Torino tra le aziende protagoniste di Ida Summit 2026, l’evento internazionale organizzato da IDA (Iniziative per lo sviluppo dell’Africa), che coinvolgerà istituzioni, PMI e importanti aziende, insieme ad associazioni di categoria che vogliano trovare concrete opportunità di business e di network nel mercato africano. Un contesto, quest’ultimo, nel quale illustrerà la case history della fornitura e posa, presso il palazzo presidenziale di Cotonou, capitale di Benin, di oltre 20.000 m2 di pavimentazioni, e i suoi progetti futuri.

Altrettanto interessante nel corso del simposio, è stato poi l’intervento di Nenad Szitcha, dirigente medico di chirurgia generale presso l’Ospedale Cottolengo di Torino, nonché Chirurgien Vacataire presso il Centre Hospitalier Princesse Grace nel Principato di Monaco e proiettato nella medicina preventiva di longevità con tecniche di biohacking acquisite nelle principali sedi up to date del settore (Svizzera e Francia), atte ad ottimizzare le condizioni di salute delle persone in funzione del perseguimento di una migliore qualità della vita.

“Dopo una lunga e consolidata carriera in ambito chirurgico”, ha spiegato Szitcha, “ho scelto di ampliare il mio percorso professionale abbracciando la medicina della longevità e anti – aging. Questo approccio, mi ha permesso di accompagnare i pazienti in una nuova visione dell’invecchiamento, non più come semplice visione statistica della vita, ma come opportunità concreta di vivere con qualità, vitalità e consapevolezza”.

Il professor Nenad Szichta illustra le peculiarità degli ambienti costruiti in canapa e calce nell’ottica della Longevità

Attraverso un lavoro mirato sulla prevenzione e sull’ottimizzazione delle risorse biologiche innate del corpo umano, Szitcha aiuta infatti le persone a sviluppare una coscienza profonda del proprio potenziale di salute. Il suo obiettivo è quello di trasformare la longevità in un percorso attivo, dove la scienza incontra la cura personalizzata e il benessere diventa una cura quotidiana.

“Quando parliamo di benessere e biohacking”, ha sottolineato il medico “pensiamo subito a ciò che mangiamo, a come dormiamo o a come gestiamo lo stress. Tutti aspetti fondamentali, certo. Ma c’è un livello ancora più profondo, che spesso diamo per scontato: l’ambiente in cui viviamo. Il biohacking, in fondo, non è altro che l’arte di creare le condizioni migliori affinché il nostro corpo funzioni in modo ottimale. E queste condizioni non dipendono solo da ciò che facciamo sul nostro corpo, ma anche da ciò che respiriamo, tocchiamo, abitiamo ogni giorno. E’ qui che entra in gioco la canapa. Una pianta antica, oggi riscoperta, capace di agire sia sull’ambiente che ci circonda, sia sulla nostra biologia. La canapa diventa così un punto di incontro tra bioedilizia e biohacking: da un lato migliora la qualità degli spazi che viviamo, dall’altro supporta direttamente il nostro equilibrio fisiologico”.

La canapa presenta infatti dei benefici chiave come la regolazione dell’umidità, prevenendo muffe e ambienti malsani; isolamento termico e acustico, creando comfort costante e meno stress fisiologico; è un materiale traspirante, che migliora la qualità dell’aria indoor; assorbe CO2, favorendo un impatto ambientale positivo; è atossica.

“In pratica” ha spiegato Szictha “una casa in canapa è un ecosistema abitativo che lavora per la tua salute, non contro e nel biohacking viene utilizzata per ottimizzare funzioni biologiche, ridurre stress e migliorare performance fisica e mentale. La canapa, quindi, non è solo un materiale edile, o un alimento o un integratore, ma è un abilitatore di salute sistemica e, l’ambiente, di conseguenza, diventa uno dei biohack più potenti per la nostra longevità. L’umidità stabile favorita dalla canapa rende le vie respiratorie più libere; le temperature costanti consentono meno microrisvegli e un sistema nervoso più calmo; una minor esposizione a tossine ambientali porta a minori infiammazioni croniche; una migliore ossigenazione favorisce meno “brain fog”, e, in generale, una migliore performance cognitiva”.

Dunque, un’importante alleata della salute e dell’ambiente. Secondo il Global Status Report for Buildings and Construction 2022 del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), il settore delle costruzioni è responsabile del 37% delle emissioni di CO2 a livello globale. Dunque, servono più che mai soluzioni innovative per ridurre l’impatto ambientale. Necessità alla quale l’azienda Senini risponde in maniera concreta, puntando su canapa e calce industriale, costruendo un mattone speciale in grado di rimuovere CO2 dall’atmosfera.

“Il prodotto si chiama Biomattone (linea Tecnocanapa) ed è un materiale carbon negative, capace cioè di rimuovere più CO2 di quella emessa”, ha spiegato nel corso dell’evento Paolo Ronchetti, responsabile della divisione Tecnocanapa Bioedilizia Senini.

“Lo stesso è certificato da una dichiarazione ambientale di prodotto (EPD) con 44 kg di CO2 sottratti dall’ambiente per ogni metro cubo di involucro. In dettaglio, si tratta di un blocco da tamponamento con prestazioni termiche estreme, ottenute grazie all’ottimizzazione delle materie prime e un innovativo processo a basso consumo energetico. La sostenibilità, infatti, non è più un’opzione ma una scelta necessaria e noi cerchiamo di applicarla in tutti i passaggi: nella scelta delle materie prime, nei processi produttivi, nel ciclo di vita del prodotto e perfino nella logistica. La canapa, peraltro, è coltivata in Italia e cerchiamo di accorciare la filiera il più possibile. Questo significa anche sostenere l’economia locale. In particolare, ci rivolgiamo principalmente a progettisti, imprese di costruzione, e privati che desiderano realizzare edifici ecologici e sostenibili. La nostra attività è poi anche molto concentrata nella formazione: facciamo corsi, seminari, eventi, per far conoscere questi materiali e il loro utilizzo corretto. L’aspetto culturale è fondamentale perché si tratta di un cambio di paradigma nel modo di costruire”.

Paolo Ronchetti, spiega le peculiarità delle costruzioni in canapa e calce

Dunque, un panel di relatori che ha riscosso grande partecipazione e che ha illustrato come oggi, la crescita dell’impiego di biocompositi in canapa e calce non solo stia contribuendo alla decarbonizzazione, ma anche creando le condizioni per la nascita di una filiera della canapa industriale tutta italiana. Alla luce di quanto appena esposto, è emersa chiaramente una nuova tendenza: gli spazi abitativi vengono oggi sempre più ripensati come luoghi di benessere, salubrità e rigenerazione, dove il rapporto non è un richiamo con la natura, ma è una vera e propria esigenza quotidiana, con il design sostenibile che diventa il nuovo trend, e sarà sempre più centrale negli anni a venire.

“In questo contesto,” ha aggiunto Massimo Senini “i nostri materiali, rappresentano il punto di incontro tra design e responsabilità ambientale, dove la materia non viene più solo intesa come forma, ma come messaggio. E questo futuro oggi è già cominciato, sancendo l’ingresso della nostra azienda anche nel mondo dell’arte.

Nella seconda parte del simposio infatti, la gallerista Patrizia Grigolini, fondatrice e proprietaria della prestigiosa galleria “Il forte Arte”, recentemente trasferita dalla sede storica di Forte dei Marmi a Milano, nella suggestiva sede di Palazzo Bagatti Valsecchi, in via Santo Spirito, 7, ha presentato le opere che l’artista Didone – una ben nota professionista nel campo del design di interni, arredatrice di chiara fama, appassionata d’arte a tutto tondo – ha realizzato utilizzando il materiale Noai di Senini per realizzare due opere d’arte d’eccezione: un tavolo con una base di ferro, realizzata da Anferr Srl – l’azienda di Cuneo capitanata da Francesco Nova imprenditore poliedrico e collezionista d’arte, specializzata nella distribuzione all’ingrosso di prodotti grezzi e semilavorati con applicazioni in settori strategici come l’agricoltura e l’industria- e con piano in Noai, dove la linea è pura, essenziale e nella quale si intravede, evidente, un’ispirazione decò nelle forme ritmiche degli inserti, adesso tradotte in un linguaggio del tutto contemporaneo, e dei bruciatori d’incenso che rappresentano l’immagine del personaggio mitologico di Didone.

La gallerista Patrizia Grigolini (prima da destra), spiega la scelta dell’artista Didone nell’utilizzo del prodotto NOAI di Senini per realizzare delle opere d’arte

A giusto corollario di un progetto di un’azienda come è la Senini, con radici profonde nella sua storia ma con la vision che guarda al futuro, ha destato profondo interesse l’intervento sulla tokenizzazione delle opere d’arte, di Mariano Giovanni Carozzi, fondatore di First Personal Coin, start up creata per semplificare l’accesso a tecnologie e modelli di business, dove si combinano tecnologia all’avanguardia, competenza economica ed acume legale per supportare le aziende che vogliono entrare nel Web 3.0.

Con una carriera significativa nel settore bancario in Banca Sella e successivamente fondatore di Prestiamoci, Carozzi ha ricoperto ruoli di leadership in Tinaba spa, è stato presidente di Young e ha partecipato attivamente al dibattito sul fintech in Italia e fra i primi ad interessarsi a Bitcoin e DLT (Distributed Ledger Technology, ossia la tecnologia che si pone alla base del funzionamento dei crypto – assets, un database centralizzato in cui tutti i computer di una rete possiedono la medesima copia del database).

Molto affascinato dall’ingresso nell’arte di Senini, l’ha presa a modello di case study, presentando al pubblico quelle che sono le peculiarità della tokenizzazione delle opere d’arte, ossia un valore aggiunto significativo perché trasforma l’opera in un asset digitale liquido e accessibile, pur mantenendo l’integrità del bene fisico. “Diversi, sono i principali vantaggi che apportano valore al mercato,” ha spiegato Carozzi.

“Dalla democratizzazione e proprietà frazionata, che permette di dividere un’unica opera in più quote digitali (token), consentendo anche a piccoli risparmiatori di investire in capolavori altrimenti inaccessibili, alla tracciabilita’ e autenticità, in quanto la blockchain funge da registro immutabile che certifica la provenienza, la proprietà e l’autenticità dell’opera, riducendo drasticamente i rischi di contraffazione. Nondimeno, va segnalata una interessante liquidità del mercato: rispetto alla vendita tradizionale, i token possono essere scambiati rapidamente su piattaforme globali, creando un mercato secondario molto più dinamico”.

Dunque una peculiarità davvero interessante, senza poi dimenticare la possibilità di nuovi modelli di ricavo per gli artisti: attraverso gli Smart Contract, gli artisti possono cioè ricevere royalty automatiche su ogni vendita futura dell’opera nel mercato secondario.

“L’obiettivo”, ha concluso Carozzi, “è quello di avviare il passaggio da vendita P2P (Peer-to-Peer o Person-to-Person, che indica uno scambio commerciale diretto tra due individui privati, senza l’intermediazione di un’azienda o di un distributore tradizionale che possiede la merce), a modello organizzativo (DAO, ossia Organizzazione Autonoma Decentralizzata), utilizzando gli NFT (Non-Fungible Token, “gettone non fungibile”).

Mariano Carozzi parla di Tokenizzazione delle opere d’arte, prendendo ad esempio la case study di Senini

Si tratta di un certificato di proprietà digitale, unico e non replicabile, registrato su una blockchain. come certificato e, dunque, chiave di accesso a governance e servizi e dove, mentre la galleria diventa il custode fisico delle opere, il DAO Manager diventa il garante di qualità, conservazione e gestione delle opere. In questo modo, le opere già realizzate si trasformano in bene culturale tracciato e “curato”, mentre per quelle ancora da realizzare, si sposta il valore su processo, accesso e milestone”. Si è aperta così, una nuova fase degli orizzonti dell’azienda Senini.

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Last modified: Marzo 1, 2026
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