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Monica Melani, perché amo il Club Med

Nata a Livorno, ma milanese d’adozione, laurea in Scienze politiche con indirizzo economico, laurea magistrale in Economia e Commercio, Monica Melani è fondatrice e amministratore unico di Centurion Payroll Service, una delle realtà di riferimento del settore della consulenza del lavoro.

Ma l’imprenditrice labronica è anche un noto volto televisivo, particolarmente conosciuto nella business community: da oltre 10 anni conduce su TeleLombardia e sulle emittenti collegate “Forum Imprese”, di cui è ideatrice. Può stupire che, con un percorso professionale di questo tipo, abbia recentemente pubblicato un libro “Ti amo Club Med”, che apparentemente è lontano dal suo mondo. 

Melani ha raccontato i motivi che l’hanno spinta a intraprendere questa avventura editoriale nel corso di una lunga intervista pubblicata da L’Incontro, la storica testata fondata nel 1948, più di 75 anni fa, da Bruno Segre. Meg Portrait ne riporta una sintesi.

Cosa ha spinto una consulente del lavoro di lungo corso a dedicare un libro al Club Med? 

Dopo scadenze difficili ed estenuanti, il mio più grande sollievo da consulente del lavoro, è sempre stato quello di prenotarmi una bella settimana di vacanza al Club Med, con preferenza per i luoghi esotici, ma non mai disdegnato anche le vacanze sulla neve, in posti certamente molto chic.

Oltre a lavorare come consulente del lavoro, lei ha ideato più di 10 anni fa il programma televisivo “Forum Imprese”, in onda su TeleLombardia e sulle emittenti collegate. Programma che conduce tuttora. Almeno in senso lato, e con un po’ di suggestione, si può quindi dire che lei lavora anche nello show business. Questa sua seconda attività può essere collegata al suo amore per un simbolo del divertimento, come Club Med?
-No, semmai di più ad una passione mai nascosta, quella per il giornalismo.

Come consulente del lavoro, come vede l’attività di G.O. (Gentil Organisateur) e che consigli darebbe a chi volesse svolgere questa ruolo? 

Quando avevo 16 anni, scorrendo una rivista scoprii la nascita del cosiddetto G. O. Una creatura nata proprio al Club Med; per qualche anno, ho sognato di poter diventare una G.O., ma poi, poco più che ventenne ho iniziato a lavorare nella “Milano da bere”, con un ruolo diametralmente opposto alla vita in un Club di vacanze.

Tra le due, ho scelto la seconda, perché ho bisogno di certezza e sicurezze, che il lavoro come G.O. non mi avrebbe dato. E’ un lavoro per chi accetta di poter cambiare località molto spesso, e che magari non abbia impegni familiari. Io oltre al mio lavoro molto intenso, ho voluto costruirmi anche una famiglia.

Nel suo libro, lei afferma che il Club Med esprime lo spirito francese. Può spiegare questo concetto?

C’è qualcosa nella cultura francese che sa trasformare la vacanza in arte. Un’arte lieve, ma mai superficiale. Forse è per questo che il Club Med non poteva nascere altrove.

I francesi hanno un talento antico per il piacere, ma anche per la rivoluzione. E il Club Med nasce proprio da questo incontro: il piacere del vivere bene e la voglia di cambiare le regole. Dopo la guerra, un visionario ex atleta, Gérard Blitz, ebbe un’idea semplice ma sconvolgente: creare un luogo dove le persone potessero ritrovare la gioia. Non solo il riposo, ma la gioia. Era il 1950. Blitz diceva: “La felicità è la nostra idea”.

Sembrava uno slogan pubblicitario, era invece una filosofia di vita. I francesi non volevano più le vacanze convenzionali, i formalismi dell’albergo, la rigidità dei ruoli. Cercavano un ritorno all’essenziale, ma con gusto. Nacque così il Club Méditerranée: tende al mare, sport, cucina condivisa, serate danzanti. E soprattutto: nessun obbligo, solo inviti gentili. Non comandi, ma sorrisi.

Questa visione si è alimentata della cultura francese in ogni sua sfumatura. La joie de vivre, certo. Ma anche l’ironia, il senso estetico, la teatralità. Solo i francesi potevano creare un luogo dove ci si dava del tu dopo due minuti, dove la seduzione era un linguaggio condiviso, e dove anche un pasto diventava rito. Hanno portato con sé la leggerezza di St. Tropez, il gusto del Mediterraneo, lo spirito bohémien di Parigi.

E l’hanno trapiantato nelle isole, nelle montagne, nel cuore di ogni continente. Ma attenzione: il Club Med non è mai stato solo edonismo. È stato anche visione, pedagogia, comunità. Un modo per immaginare il mondo non come somma di individui, ma come un gruppo che condivide. Per questo hanno chiamato “G.O.” i loro animatori: Gentils Organisateurs. E “G.M.” i clienti: Gentils Membres. La gentilezza non era solo una forma, era la chiave di un altro modo di stare insieme.

Ecco perché solo i francesi potevano immaginare tutto questo. Perché solo loro – con la loro storia di rivoluzioni, arte, libertà – potevano trasformare una vacanza in un piccolo esperimento sociale, in una promessa di felicità condivisa. Il Club Med è un’utopia francese riuscita. E io, ogni volta che ci torno, sento che quell’utopia continua a vivere – con un accento dolce, una musica in sottofondo, e un bicchiere di vino che sa di tramonto.

Dal punto di vista organizzativo, qual è il segreto del Club Med per restare attuale da 75 anni? 

Non sono mancati periodi di crisi anche lunga, che hanno portato alla chiusura definitiva di club iconici. Tuttavia, Il Club Med è diventato un marchio globale di fascia alta, con villaggi in luoghi spettacolari (Maldive, Seychelles, Cina, Giappone…).

Il Club cerca di preservare lo spirito originale attraverso l’attenzione alle persone, il sorriso dei G.O., i momenti collettivi (aperitivi in spiaggia, spettacoli serali, sport insieme). Ha un occhio attento alla sostenibilità e al benessere olistico. I villaggi oggi sono più comodi, ma anche più inclusivi, soprattutto per famiglie, senior attivi, e viaggiatori internazionali.

In sintesi: Il cuore del Club Med – libertà, incontro, leggerezza – non è morto. È semplicemente cresciuto, come cresciamo noi:da ragazzi che dormono in tenda a adulti che scelgono un bungalow di charme, ma che ancora sognano di ballare sotto le stelle con i piedi nella sabbia.
Il Club Med è sempre stato più di una semplice catena di villaggi turistici: è una filosofia di vita. E come ogni filosofia, ha i suoi simboli iconici, pieni di significato e storia.

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Last modified: Gennaio 10, 2026
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